I love Açai: storia di un amore tra scienza e foodfashion

Era il 2005. La popolarissima Oprah Winfrey, invitava nel suo altrettanto celeberrimo talk show, il famoso dermatologo americano Dr Nicholas Perricone. Nella sua interwiev, cominciava a parlare dei suoi superfoods e dei migliori antiaging. Al primo posto posizionava l’açai, ne decanta le proprietà antiossidanti e dimagranti e boom. Il mercato impazzisce, il mondo intero vuole l’açai. [1]

Le bacche di açai sono i frutti della palma di açai che cresce nel microclima tropicale della foresta pluviale. I suoi frutti sono colore viola-marrone ed arrivano a misurare circa 2 cm di diametro, crescendo in grappoli. Il nome botanico è Euterpe oleracea ma viene chiamata in lingua indigena « wasa’i », -che piange-. In effetti, guardando questi rami sembra proprio che la palma pianga.

La sua origine risale all’epoca precolombiana. Nella medicina indigena ogni parte del frutto e della palma ha una sua specifica funzione.

 

L’olio di acai viene utilizzato  per limitare  la diarrea, l’infusione delle radici per l’ittero

l’infusione dei frutti per le ulcere cutanee, i semi dei frutti macinati vengono utilizzati per abassare  la febbre.

Nell’Amazonia peruviana, i semi tostati e macinati,  sono usati per i disordini epatici, la perdita di capelli, i disturbi mestruali e dolori muscolari. [2]

 

Per ovvie ragioni logistiche, il frutto fresco viene consumato in loco e la palma cresce difficilmente lontano da questo microclima.

 

Foodfashion

Negli anni ‘80, comincia a diffondersi nelle spiagge brasiliane, l’açai na tigela, un sorbetto a base di polpa di bacche consumato in larga scala nella popolazione sportiva della spiaggia tra surfers, giocatori di volley e di beach tennis.

La ricetta originale prevede il mix dei frutti di açai con mezza banana, dolcificata con sciroppo d’agave e spesso accompagnata dal guaranà (un’erba adattogena energizzante tipica della zona stessa). Il suo sapore dolce, misto tra frutti rossi e cioccolato, la rende particolarmente invitante e gustosa.

A partire da quel momento, cominciarono dunque le esportazioni di açai. Ad oggi lo si può trovare sotto forma di:

  • polvere : da aggiungere a frullati e yogurt
  • trasformato in succo e venduto nella distribuzione,
  • oppure in polpa surgelata.

Biochimica

Il profilo biochimico, ne evidenza  un altissimo contenuto di polifenoli e soprattutto di antocianine (tipiche dei frutti rosso-viola) che  hanno un potente effetto antiossidante. [3]

Essi sono prodotti dalle piante stesse per difendersi da altri microorganismi. Agiscono rispondendo allo stress ossidativo neutralizzando i radicali liberi donando un elettrone o un atomo di idrogeno.[4] I radicali liberi sono prodotti constantemente dal nostro organismo e sono paragonabili a delle palline del flipper. Impazziscono lungo I vasi sanguigni determinando piccolo lesioni ogni volta che si scontrano con la parete del vaso o la membrana di una cellula. Così facendo inducono la formazione  di prostaglandine infiammatorie che favoriscono la patogenesi delle malattie infiammatorie croniche. Neutralizzando queste cariche impazzite, gli antiossidanti diminuiscono il rischio di dette malattie croniche come il cancro, le malattie cardiovascolari, i disturbi infiammatori cronici e le malattie degenerative. [5],[6]Pare inoltre che inducano la formazione di perossido di idrogeno che può regolare la risposta immunitaria. Lo studio dei modelli di  farmacocinetica induce a pensare che vi siano diverse modalità d’assorbimento e di attivazione di tale molecole che possa spiegare gli effetti talvolta contradittori e non sviscerati presenti in letteratura. [7]

Gli studi in vivo e in vitro dimostrano che anche l’açai possiede questa spiccata azione anti-infiammatoria, anti-proliferativa e proapoptotica[8] ; ciò fa di questi piccoli frutti, dei veri e propri fito-farmaci.

Ma non sono i soli, e come contenuto di polifenoli vi sono altri alimenti alla nostra portata che possono svolgere la medesima funzione : cacao crudo, mirtilli, more, uva, fragole, chiodi di garofano, anice stellato,vino rosso e caffé.(9)

 

 

 

Conclusioni

L’açai dunque si merita tutta la nomea di superfood e se vi trovate a Copacabana probabilmente fareste bene a farne una buona scorpacciata. MA – perchè c’è un ma– vale la pena di prendere pillole e succhi di frutta preconfezionati ad ogni costo? La supplementazione adempie al ruolo del frutto? Scusate nutro una forma di avversione verso le scorciatoie e ritengo importante considerare l’assunzione dell’alimento eo ipso. I benefici di ogni alimento sono legati alle diverse componenti molecolari che lo costituiscono e che trovano un equilibrio attraverso l’assorbimento nel tratto digestivo e l’attivazione metabolica post-assorbimento.

 

Attenzione io non sto dicendo che le bacche di açai siano una trovata alla moda da superfood, sto dicendo che le mode spesso portano a delle speculazioni. IO mangerei açai na tigela tutti i giorni, soprattutto con questo caldo…

Ma bisogna mettere un pò di scienza e di coscienza soprattutto quando si ha il carello della spesa tra le mani.

 

Obrigada , com gratidão

 

 

[1] https://www.oprah.com/health/acai-dr-perricones-no-1-superfood

[2] An Evidence-Based Systematic Review of Açai (Euterpe oleracea) by the Natural Standard Reserch Collaboration. Ulbrict C. J of dietary Supplements 2012

[3] Classification of fruits based on anthocyanin types and relevance to their health effects . Fang J, J of Nutrition 2015

[4] Chemistry and biochemistry of Dietary Polyphenols. Tsao R, Nutrients 2010

[5] Reducing the risk of cancer . Milner JA, Functional foods: Designer foods, pharmafoods nutraceuticals 1994

[6] Reducing the risk of cardiovascular disease, Duthie GG, Functional foods: Designer foods, pharmafoods nutraceuticals 1994

[7] Role of polypnenols in human health and food Systems:a  mini review, Cory H, Front Nutr 2018

[8] Anticancer potential, molecular mechanism and toxicity of Euterpe oleracea extract (acai): a systematic review, Perini JA, Plos One 2018

(9) Identification of 100 richest dietary souces of polyphenols: an application of the Phenol-Explorer database. Pérez-Jiménez J, Eur J Clin Nutr 2010

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