Un D-eficit D-oloroso

L’altro giorno discutevo di vitamina D con mia cognata che è anestesista e si occupa di terapia del dolore : è persuasa che sia importante correggere questa carenza nel trattamento di dolori cronici refrattari alla terapia medica.

In effetti, il calcitriolo, o vitamina D, è una molecola straordinaria.

 

Cos’è la vitamina D ?

Il termine vitamina, riprende la radice di vitale, ovvero di qualcosa che è necessario al corpo umano poiché non riesce a produrlo autonomamente.

Erroneamente la vitamina D è stata inserita in questo gruppo. Il calcitriolo- 1,25(OH)2D3 o 1α,25dihydroxyvitamin D 3, si forma a partire dal colesterolo, dunque abbiamo tutti la possibilità di formarne in quantità sufficiente. Il problema è la sua attivazione come vedremo in seguito.

Il DNA umano contiene circa 2700 siti di legame per il calcitriolo, quindi potremmo asserire che ha una funzione vitale in tutto il corpo.

 

La maggior parte conosce il suo ruolo  nel mantenimento della salute dell’osso (il suo deficit provoca il rachitismo nei bambini e l’osteoporosi negli adulti).

Ma la sua carenza  é anche determinante nella patogenesi di malattie extrascheletriche come asma, insufficienza cardiaca, malattie autoimmuni (malattia di Chron, rettocolite ulcerosa, sclerosi multipla). Agisce con un effetto  antiproliferativo,        immunosopressore anti-infiammatorio.[1]

Quindi mia cognata ha tutte le ragioni per somministrarla come complemento nella terapia del dolore.

Dove si trova la vitamina D ?

Le fonti di vitamina D possono essere endogene, quindi prodotte dal nostro corpo a partire dall’attivazione dei raggi UVB, o apportata attraverso la dieta. Vi sono 2 tipi di vitamine D negli alimenti :

La vitamine D3 :colecalciferolo animale

Vitamina D2 : ergocalciferolo d’origine vegetale

Gli alimenti che contengono vitamine D non sono numerosissimi (giallo d’uovo, pesce grasso, olio di fegato di pesce e fegato), quindi in alcuni paesi USA e Canada soprattutto, si trovano alimenti fortificati come il latte e lo yougurt.

Tra le fonti vegetali, troveremo alcuni funghi che possono contenere vitamina D ma solo se sono stati esposti al sole e comunque in quantità esigue.

L’espositione ai raggi UV (chiameremo UVR-da radiation), è un momento fondamentale per convertire il precursore della vitamina D -7dehydrocholesterol che è accumulato nelle ghiandole sebacee in pro-vitamina D-calcitriolo.

Di qui l’annosa questione che si ripropone ogniqualvolta si insista sull’importanza dell’esposizione solare. Il sole è importante per la nostra vita e la nostra salute, non esisteremmo senza di esso (come del resto non esisterebbe alcuna forma di vita). Il punto è capire che per la suddetta attivazione sono sufficienti 10 minuti di esposizione al giorno per i fototipi più chiari ( quelli con capelli ed occhi chiari) fino ad un’ora per le pelli nere.

 

I raggi sono quelli perpendicolari alla superficie della terra, ovvero alla latitudine in cui scrivo, quelli di mezzogiorno. Per questo motivo suggerisco ai miei pazienti di bere il caffé dopo pranzo in terrazza. La superficie esposta dev’essere abbondante (braccia, gambe), il solo viso non è sufficiente e ad ogni modo sconsiglio vivamente di prendere il sole senza filtro solare.

È molto discusso l’utilizzo dei filtra solari in rapporto alla eventuale limitazione dell’attivazione della vitamina D.

I filtri solari assorbono:

SPF 30 93 % delle UVA e UVB

SPF 50+ 99% delle UVA e UVB

Quindi diversi studi dimostrano che poichè la protezione non è mai completa e poichè la maggior parte della popolazione non si protegge adeguatamente -spalmando 2 mg di crema per cm3 (circa 30 g per tutto il corpo), e almeno ogni 2 ore- possiamo attivare la quantità necessaria di vitamina D anche utilizzando un buon filtro SPF15.[2]

Evitare le scottature ad ogni costo . Il melanoma è un tumore agressivo della pelle che può crescere in modo subdolo ed essere letale.

L’Organizzazione mondiale della Salute (WHO), stima che ogni anno 60000 morti siano causate da tumori maligni della pelle come il melanoma ed il 90% di essi sono correlati alle UVR.[3]

Poiché non sono una dermatologa, vi consiglio vivamente gli articoli di questi brillanti medici che hanno ideato la piattaforma myskin.it, l’articolo allegato parla delle scottature e dei falsi miti dell’abbronzatura. Vi prego leggetelo.

https://www.myskin.it/editoriale/7-falsi-miti-abbronzatura-esposizione-solare

Quindi, ritornando alla nostra vitamina D, una persona di carnagione chiara, produce camminando sulla spiaggia per 20 minuti, 20000 UI di vitamina D . Per fare un paragone una grossa porzione di salmone o sardine, ne potrebbe contenere circa 1000 UI.

 

Fattori limitanti l’assunzione di vitamina D

 

  1. Latitudine

Più ci si allontana dall’equatore, più saranno deboli le radiazioni efficaci, diminuendo l’angolo di zenith cioè l’angolo con cui le radiazioni solari colpiscono la terra. Per fare un esempio, abitando a Miami avrete sole tutto l’anno sufficiente a produrre vitamina D, alle latitudine di Stoccolma ci saranno raggi sufficienti solo durante 5 mesi l’anno.

La distribuzione geografica di alcuni tipi di cancro, dimostrerebbe una incidenza maggiore alle latitudini nord ed una diminuzione avvicinandosi all’equatore.[4]

  1. Stagione

Come per la latitudine,  le radiazioni solari saranno molto meno efficaci durante i mesi invernali quando il sole è più basso nel cielo (o più lontano dalla terra).

Per valutare l’efficacia della radiazione che state prendendo, vi consiglio di seguire la regola dell’ombra di Kerley: se l’ombra è più corta del tuo corpo, probabilmente stai attivando vitamina D, se l’ombra è molto più lunga del tuo corpo significa che i raggi solari sono bassi e che quindi non avranno la potenza sufficiente.

  1. Età

Con l’età la quantità di è deidrocolesterolo diminuisce e quindi dimiuisce il substrato da cui formare la vitamina D. [5]

  1. Ombra

Vivere in città soleggiate ma restare sempre all’ombra di grattacieli o palazzi, restare sempre all’interno senza uscire (scuola, lavoro ,prigione,etc) impedisce l’attivazione cutanea della vitamina D.

 

  1. Colore della pelle

Il colore delle pelle é proporzionale al contenuto di melanina , più si è scuri più se ne ha. La melanina agisce aumentando l’assorbimento delle radiazioni UVB ed agisce come competitore per il 7-dehidrocolesterolo. Per cui le pelli più scure necessitano di una esposizione più prolungata per produrre un’adeguata quantità di vitamina D.

Ma attenzione, ciò non significa essere al riparo da scottature e tumori alla pelle.

 

  1. Religione e culto

Come per chi vive all’interno, anche le donne velate sono a forte rischio di carenza vitamina D per cui io suggerisco di trovarsi una casa con almeno un terrazzo ed esporsi al sole almeno in ambiente domestico.

Alcune donne hanno poi il culto assoluto della pelle bianca come le giapponesi (probabilmente risalente alla figura della geisha e alla cura della persona) ; anch’esse evitano come il demonio il sole ma il rischio carenza rimane elevato (ma hanno comunque una pelle fantastica !).

 

  1. Obesità

Le persone in sovrappeso hanno più frequentemente una carenza di vitamina D . Il meccanismo secondo il quale ciò si verifica potrebbe essere a diversi livelli. Pare infatti che poiché la vitamina D é una molecola liposolubile i suoi metaboliti siano sequestrati a livello dell’abbondante tessuto adiposo delle persone in sovrappeso. Poiché la prima tappa di attivazione della vitamina D avviene nel fegato grazie al citocromo P450, lì dove vi sia una steatosi epatica (o fegato grasso) questa reazione avverà con alcune difficoltà.

Inoltre le persone in sovrappeso per questione di handicap motorio o di vergogna all’esposizione, tendono a evitare la vita all’aria aperta.

 

  1. Farmaci

Alcuni tipi di farmaci diminuiscono l’azione della vitamina D, tra essi : cortisone, anticonvulsionanti, terapia per l’HIV, antifungini come il ketonazolo.

 

 

DEVO PRENDERE DELLA VITAMINA D COME SUPPLEMENTO?

 

La carenza di vitamina D è piuttosto diffusa nel mondo, si stima che circa 1 miliardo di persone ne siano deficitari [6]Uno studio di metanalisi pubblicato nel 2007, dimostra che la supplementazione di vitamina D, diminuisce la mortalità.[7]

Per verificare una carenza bisogna eseguire  un esame del sangue : 25(OH)D o 25-idrossivitamina D . Valori adeguati sono superiori a 30 mg/L Questo richiederebbe una somministrazione quotidiana di 1000 UI/day o 25 mcg può essere un buon punto di partenza.[8][9]Ma tutto dipende dalla latitudine in cui si vive, dal colore della pelle, dalla genetica e dallo stile di vita.

 

In prima istanza, consiglierei un dosaggio attraverso l’esame del sangue, qualora fosse necessario suggerirei la supplementazione quotidiana. Ma anche e soprattutto un cambiamento nello stile di vita, fare attività all’esterno, esporsi al sole con le precauzioni dovute, mangiare in modo equilibrato.

 

Età Assunzione adeguata,µg Limite massimo tollerabile
0-1 5 25
1-50 anni 5 50
Oltre 50 anni 10 50
Oltre 75 anni 15 50

Con gratitudine ,`

 

[1] Feldman D, Vitamin D : biology,actions, and clinical implications Osteoporosis, chapter 13, 2013 Elsevier

[2] Farrerons et al. Clinically prescribed sunscreen (sun protection factor 15) does not decrease serum vitamin D concentration sufficiently either to induce changes in parathyroid function or in metabolic markers. Br J Dermatol 1998; 139(3):422-427

 

[3] Lucas R et al, Solar ultraviolet radiation :global burden of disease from solar ultarviolet radiation. Geneva :World Health Organization 2006.

[4] Grant WB. An estimate of premature cancer morbidity in the U.S. due to inadequate doses of solar ultraviolet-B radiation. Cancer 2002; 94:1867-75

4 Holick MF,Photobiology of vitamineD .Accademic Press 2011

[6] Holick MF, Vitamin D deficiency. N Engl j Med ; 2007 Jul 19;35è(3):266-81.Review

[7] Autier P, Gandini S. Vitamin D supplementation and total mortality: A meta-analysis of randomized

controlled trials. Arch Intern Med. 2007;167:1730–7. [PubMed: 17846391]

[8] Vieth R. Vitamine D supplementation,25-hydroxyvitamin D concentrations, and safety ; Am J Clin Nutr. 1999 May;69(5):842-5§. review

[9] Harvard School of Public Health Nutrition Source. Vitamin D and health. [Last accessed on 2010 Aug

30]. Available from: http://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/what-shouldyou-eat/vitamind/

index.html .

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Comments 2

  1. Ciao Viola, bellissimo ed interessantissimo questo articolo. Io credo che i miei basso livelli di vitamina D possano essere dovuti alla mia scarsa esposizione al sole…in particolare evito da sempre le ore dalle 12 alle 15.00…per evitare problemi alla pelle. In questo modo però non assimilo la Vitamina D…Solo in primavera ed in autunno mi espongo nelle ore centrali del giorno …ma poi i raggi temo non siano abbastanza perpendicolari…Quindi devo proprio cambiare il mio comportamento di “esposizione”….giusto?

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      Eh Sì cara Stefania, i raggi in autunno e primavera sono differenti ed hanno un angolo più acuto. Per l’estate invece, credo vada bene esporsi fino alle 12 e non più tardi-se desiderato- sempre a patto di mettersi la crema solare. Poi come sai bene occupandoti di cosmetica, la chiave è la costanza. L’esposizione protetta regolare permette di avere le scorte per quello che viene definito “inverno della vitamina D”. Durante i mesi più scuri si hanno delle scorte a cui attingere. Dai, aspettiamo gli esami del sangue e poi agiamo! Ti abbraccio Stefania, grazie per il commento!

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